La kickboxing viene spesso descritta in due modi estremi.
Per alcuni è semplicemente un allenamento intenso con guanti e sacco. Per altri significa salire immediatamente sul ring e combattere.
Entrambe le descrizioni sono incomplete.
La kickboxing è uno sport da combattimento basato sull’utilizzo coordinato di tecniche di pugno e di calcio. In base alla disciplina e al regolamento possono essere utilizzati anche low kick e ginocchiate. La pratica può essere amatoriale, tecnica, atletica oppure agonistica: non è necessario voler gareggiare per iniziare ad allenarsi.
Un corso ben organizzato non consiste nel ripetere colpi senza criterio né nel portare ogni persona allo sfinimento. Deve costruire progressivamente postura, equilibrio, coordinazione, tecnica, condizione fisica e capacità di lavorare con un compagno.
È questa progressione a trasformare una raccolta di esercizi in un vero percorso sportivo.
Che cos’è realmente la kickboxing?
Il termine “kickboxing” non identifica un unico regolamento.
La WAKO, organismo internazionale di riferimento della disciplina, distingue attualmente sette specialità competitive. Le discipline da ring comprendono Full Contact, Low Kick e K1 Style; quelle da tatami comprendono Point Fighting, Light Contact, Kick Light e Musical Forms. Ogni specialità utilizza regole, intensità e modalità di gara differenti.
Questo significa che parlare genericamente di kickboxing può generare confusione. Un corso amatoriale, una gara di Kick Light e un incontro di K1 Style non sono la stessa attività, anche se condividono parte del patrimonio tecnico.
Nel corso StrikeLab lavoriamo principalmente sui fondamentali della kickboxing e del K1:
- posizione e guardia;
- spostamenti;
- tecniche di pugno;
- tecniche di calcio;
- low kick;
- ginocchiate introdotte in modo progressivo;
- difese;
- combinazioni;
- lavoro ai colpitori;
- esercizi tecnici a coppie;
- preparazione atletica e condizionamento.
Le tecniche vengono adattate al livello e al tipo di lavoro previsto. Chi entra per la prima volta non viene trattato come un atleta agonista e non viene inserito immediatamente in situazioni di contatto non controllato.
Kickboxing e K1 sono la stessa cosa?
K1 Style è una delle discipline competitive della kickboxing.
Nel regolamento K1 entrano tecniche di pugno, calcio e ginocchio, secondo modalità e limitazioni definite dal regolamento vigente. Le regole stabiliscono quali tecniche siano valide, come vengano assegnati i punti, quali protezioni siano obbligatorie e come debba essere gestito l’incontro. La WAKO pubblica inoltre aggiornamenti periodici, compresi cambiamenti specifici al K1 Style introdotti nel 2026.
Per chi pratica a livello amatoriale, però, la differenza più importante non consiste nel memorizzare subito ogni dettaglio regolamentare.
Prima bisogna costruire una base comune:
- mantenere equilibrio durante i colpi;
- utilizzare correttamente gli appoggi;
- spostarsi senza incrociare o perdere il controllo;
- colpire mantenendo la guardia;
- gestire la distanza;
- controllare la potenza;
- difendere e tornare in posizione;
- comprendere quando eseguire una tecnica.
Il regolamento diventa progressivamente più rilevante quando il lavoro assume una finalità agonistica.
Allenarsi non significa necessariamente combattere
Praticare kickboxing non obbliga a fare incontri.
Un percorso amatoriale può avere obiettivi differenti:
- imparare una disciplina tecnica;
- migliorare coordinazione e controllo del corpo;
- sviluppare forza e resistenza;
- ritrovare continuità nell’attività fisica;
- allenarsi all’interno di un gruppo;
- lavorare sulla propria sicurezza;
- costruire nel tempo un eventuale percorso agonistico.
La stessa WAKO presenta la kickboxing sia come sport competitivo sia come attività utilizzabile per sviluppare salute, forza ed endurance.
La gara è quindi una possibilità, non il risultato obbligatorio del corso.
Chi desidera competere dovrà successivamente affrontare un lavoro più specifico su tattica, sparring, preparazione atletica, gestione dei round e regolamento. Per questo in StrikeLab il corso amatoriale e il Team Agonisti rappresentano due percorsi distinti.
La tecnica viene prima dell’intensità
Uno degli errori più frequenti di chi inizia è cercare immediatamente velocità e potenza.
Colpire forte può dare la sensazione di eseguire bene una tecnica. In realtà, quando mancano postura, equilibrio e controllo, l’intensità tende soltanto a rendere gli errori più evidenti.
Una tecnica non termina nel momento dell’impatto.
Per eseguire correttamente un colpo bisogna gestire:
- la posizione iniziale;
- la distanza;
- il trasferimento del peso;
- la rotazione del corpo;
- l’allineamento delle articolazioni;
- la direzione del colpo;
- il ritorno in guardia;
- la capacità di continuare l’azione o difendersi.
Se dopo un pugno o un calcio l’atleta perde equilibrio, abbassa completamente la guardia o rimane fuori posizione, il gesto non è ancora realmente controllato.
Eseguire lentamente non significa allenarsi male
Lavorare inizialmente a velocità ridotta permette di comprendere il movimento e ricevere correzioni.
Quando il gesto diventa più stabile, aumentano progressivamente:
- velocità;
- potenza;
- numero di tecniche;
- complessità delle combinazioni;
- movimento del compagno;
- pressione decisionale;
- affaticamento.
La progressione deve rendere il movimento utilizzabile in condizioni sempre più complesse senza distruggerne la qualità.
La potenza deve poter essere controllata
Il controllo è una competenza tecnica.
Un praticante deve saper modulare la forza in base al tipo di esercizio:
- tecnica a vuoto;
- colpitori;
- sacco;
- esercizio a coppie;
- sparring tecnico;
- sparring più intenso;
- competizione.
Usare sempre la stessa potenza non significa essere efficaci. Significa non essere ancora capaci di adattare il gesto al contesto.
La guardia e gli spostamenti sono la base del lavoro
Molti principianti concentrano tutta l’attenzione sui colpi.
Prima ancora di costruire combinazioni complesse, è necessario imparare a stare in una posizione dalla quale sia possibile:
- attaccare;
- difendersi;
- avanzare;
- arretrare;
- cambiare angolo;
- mantenere equilibrio;
- reagire a un movimento del compagno.
Gli spostamenti non sono una parte separata dalla tecnica. Un colpo eseguito alla distanza sbagliata perde efficacia, anche quando il movimento delle braccia o delle gambe è formalmente corretto.
Per questo nelle prime fasi del corso vengono allenati:
- posizione dei piedi;
- distribuzione del peso;
- avanzamento e arretramento;
- spostamenti laterali;
- rotazioni;
- entrata e uscita dalla distanza;
- recupero della posizione dopo una combinazione.
Solo successivamente questi elementi vengono collegati a sequenze più articolate.
Imparare i colpi non basta: serve gestire la distanza
La distanza determina quali tecniche possono essere utilizzate.
Essere troppo lontani porta spesso a raggiungere il bersaglio allungandosi e perdendo equilibrio. Essere troppo vicini può impedire di sviluppare correttamente la tecnica oppure esporre alle azioni del compagno.
La gestione della distanza richiede capacità di:
- osservare;
- anticipare;
- entrare;
- colpire;
- uscire;
- cambiare angolo;
- adattarsi al movimento dell’altro.
Queste capacità non si costruiscono soltanto lavorando al sacco, perché il sacco non modifica spontaneamente posizione, ritmo o intenzione.
Il lavoro con il coach e con i compagni permette di introdurre progressivamente una componente decisionale: non soltanto come eseguire una tecnica, ma anche quando utilizzarla.
La tattica nasce da scelte semplici
La tattica non è riservata agli agonisti esperti.
Anche un principiante può iniziare a comprendere concetti elementari:
- riconoscere la distanza;
- non attaccare sempre nello stesso modo;
- utilizzare una finta;
- chiudere una combinazione in sicurezza;
- difendere e rispondere;
- cambiare ritmo;
- non arretrare sempre in linea retta.
Gli studi sull’attività agonistica mostrano che la prestazione non dipende soltanto dal numero di azioni eseguite. La capacità di contrattaccare, utilizzare determinate combinazioni e scegliere correttamente bersagli e momenti distingue gli atleti più efficaci.
Nel corso amatoriale questi concetti vengono semplificati e adattati al livello. L’obiettivo non è creare immediatamente una strategia da gara, ma evitare che la tecnica venga imparata come una sequenza rigida e scollegata dal contesto.
Perché la preparazione atletica è fondamentale
Kickboxing e K1 richiedono molte qualità fisiche contemporaneamente.
Servono:
- forza;
- potenza;
- coordinazione;
- rapidità;
- mobilità;
- equilibrio;
- resistenza;
- capacità di recuperare;
- controllo sotto affaticamento.
La letteratura scientifica descrive la kickboxing agonistica come un’attività con richieste cardiorespiratorie da moderate a elevate, importanti componenti anaerobiche e necessità di sviluppare potenza sia negli arti superiori sia in quelli inferiori.
Questo non significa che un principiante debba possedere già tutte queste capacità.
Significa che il percorso deve costruirle insieme alla tecnica.
L’importanza della forza nella kickboxing
La forza non serve soltanto a colpire più forte.
Permette di:
- mantenere una posizione stabile;
- controllare accelerazioni e decelerazioni;
- trasferire forza dal terreno al colpo;
- gestire gli appoggi;
- assorbire e controllare movimenti;
- ripetere tecniche senza perdere immediatamente qualità;
- sostenere il lavoro atletico e tecnico.
Una revisione sulla preparazione negli sport da combattimento ha rilevato che variabili legate a forza, potenza neuromuscolare e capacità anaerobiche tendono a distinguere gli atleti di livello superiore da quelli meno avanzati.
Forza non significa bodybuilding
Allenare la forza per la kickboxing non significa necessariamente costruire il massimo volume muscolare possibile.
Gli esercizi devono essere selezionati in funzione del praticante e possono comprendere:
- squat e varianti;
- esercizi di hip hinge;
- spinte;
- trazioni;
- lavoro unilaterale;
- esercizi per il tronco;
- trasporti;
- salti;
- lanci;
- movimenti esplosivi.
Il carico deve poter essere gestito senza compromettere la tecnica e senza interferire costantemente con le sessioni specifiche.
Essere più forti non sostituisce la tecnica
Un atleta forte ma poco coordinato non utilizza necessariamente tutta la forza disponibile nel gesto.
La potenza di un colpo dipende anche da:
- distanza;
- timing;
- velocità;
- coordinazione;
- sequenza del movimento;
- precisione;
- capacità di rilassarsi e irrigidirsi nel momento corretto.
La forza amplia le possibilità dell’atleta. La tecnica determina quanto riesce realmente a utilizzarle.
Potenza e rapidità devono essere costruite
Nella kickboxing è necessario produrre forza in tempi brevi.
Un movimento lento può essere molto forte, ma non sempre è utilizzabile in una situazione dinamica. Per questo la preparazione comprende anche lavori orientati a:
- accelerazione;
- reattività;
- esplosività;
- rapidità degli appoggi;
- capacità di ripetere azioni veloci.
Non ogni esercizio deve essere svolto con il massimo carico. In alcune fasi è più importante muoversi rapidamente con un carico gestibile, mantenendo precisione e controllo.
La potenza deve poi essere trasferita alle tecniche specifiche attraverso lavoro al sacco, ai colpitori e con il compagno.
Coordinazione e mobilità non sono elementi secondari
Pugni, calci, ginocchiate, difese e spostamenti richiedono l’intervento coordinato di molte parti del corpo.
Per esempio, un calcio non è soltanto un movimento della gamba. Richiede:
- appoggio stabile;
- rotazione;
- controllo del bacino;
- organizzazione del tronco;
- posizione delle braccia;
- capacità di recuperare rapidamente la guardia.
La mobilità deve essere sufficiente a consentire il gesto senza costringere l’atleta a compensare con movimenti poco controllati.
Non serve perseguire flessibilità estrema per ogni praticante. Serve possedere l’escursione necessaria per eseguire le tecniche previste mantenendo controllo e stabilità.
Il condizionamento non è soltanto “fare fiato”
Un incontro o una sessione tecnica intensa alternano azioni rapide, spostamenti, fasi di studio, combinazioni e recuperi parziali.
Gli studi sulle diverse discipline della kickboxing mostrano un’attività intermittente ad alta intensità. Durante incontri simulati o competitivi gli atleti trascorrono una parte rilevante del tempo nelle zone di frequenza cardiaca più elevate e mostrano un aumento significativo del lattato ematico.
La preparazione deve quindi sviluppare sia la capacità di produrre azioni intense sia quella di recuperare tra una sequenza e la successiva.
Il sistema aerobico permette di recuperare
La base aerobica aiuta a:
- sostenere l’intera sessione;
- recuperare tra le ripetizioni;
- recuperare tra i round;
- mantenere maggiore lucidità;
- tollerare più volume di allenamento;
- ridurre il decadimento della qualità tecnica.
Avere un buon sistema aerobico non significa trasformare ogni kickboxer in un corridore di lunga distanza.
Significa possedere un motore sufficientemente sviluppato da non dipendere esclusivamente da sforzi brevi e difficili da recuperare.
La componente anaerobica sostiene le azioni esplosive
Combinazioni rapide, calci potenti, cambi di ritmo e fasi di pressione richiedono una produzione elevata di energia in tempi brevi.
Questa componente viene allenata attraverso:
- intervalli;
- round al sacco;
- lavoro ai colpitori;
- sequenze tecniche ad alta intensità;
- circuiti brevi;
- sprint e accelerazioni;
- esercizi esplosivi.
Il problema nasce quando ogni allenamento viene trasformato in una continua prova anaerobica. Senza una base tecnica e aerobica adeguata, l’atleta accumula fatica ma perde rapidamente precisione e controllo.
La corsa serve nella kickboxing?
La corsa può essere uno strumento utile, ma non rappresenta l’unico modo per sviluppare resistenza.
Può essere utilizzata per:
- costruire una base aerobica;
- migliorare la tolleranza al lavoro continuo;
- eseguire intervalli;
- sviluppare la capacità di mantenere un ritmo;
- aggiungere volume cardiovascolare facilmente misurabile.
La corsa non sostituisce però il condizionamento specifico.
Correre bene non garantisce automaticamente la capacità di sostenere round tecnici, perché durante la kickboxing entrano in gioco tensione muscolare, colpi, spostamenti, decisioni e azioni esplosive.
Allo stesso modo, fare soltanto round al sacco può non essere il sistema migliore per costruire tutta la base aerobica necessaria.
La scelta dello strumento dipende dal livello, dalla programmazione, dalla disponibilità e dalle caratteristiche individuali.
Perché non basta colpire il sacco
Il sacco è uno strumento importante.
Permette di lavorare su:
- potenza;
- continuità;
- combinazioni;
- ritmo;
- condizionamento;
- gestione delle distanze rispetto a un bersaglio;
- capacità di mantenere tecnica sotto fatica.
Ha però dei limiti.
Il sacco non:
- contrattacca;
- cambia intenzione;
- crea angoli autonomamente;
- costringe a interpretare segnali;
- evidenzia sempre una guardia scoperta;
- insegna da solo a lavorare con una persona.
Per questo viene integrato con:
- lavoro a vuoto;
- esercizi tecnici;
- colpitori;
- drill a coppie;
- esercizi di difesa e risposta;
- lavoro situazionale;
- sparring tecnico quando il livello lo consente.
Ogni strumento sviluppa una parte della prestazione. Nessuno, utilizzato da solo, costruisce un praticante completo.
Il ruolo del lavoro ai colpitori
I colpitori permettono al coach o al compagno di creare una situazione più dinamica rispetto al sacco.
Possono essere utilizzati per allenare:
- precisione;
- velocità;
- combinazioni;
- reazione;
- distanza;
- cambio di ritmo;
- difesa e contrattacco;
- capacità di seguire indicazioni sotto fatica.
Il lavoro non dovrebbe diventare una semplice sequenza spettacolare da eseguire senza comprenderne il significato.
Una combinazione è utile quando l’atleta sa:
- da quale distanza iniziarla;
- quale bersaglio sta cercando;
- come mantenere equilibrio;
- dove si trova al termine;
- quale reazione potrebbe avere il compagno.
A cosa serve lo sparring?
Lo sparring non deve essere un esame di coraggio.
È uno strumento attraverso il quale verificare se tecnica, distanza e decisioni rimangono utilizzabili quando il compagno non collabora completamente.
Può assumere forme differenti:
Sparring condizionato
Vengono limitate tecniche, bersagli o situazioni.
Per esempio:
- soltanto tecniche di pugno;
- soltanto attacco e difesa su una combinazione;
- lavoro limitato a una distanza;
- un atleta attacca e l’altro risponde;
- intensità bassa e obiettivo tecnico preciso.
Sparring tecnico
Il ritmo è controllato e la priorità rimane la qualità del gesto.
L’obiettivo è leggere, adattarsi e applicare le tecniche senza trasformare il lavoro in una gara.
Sparring agonistico
È rivolto a praticanti preparati e inserito all’interno di una programmazione specifica. Intensità, round, compagni e obiettivi devono essere definiti dal coach.
Non tutte le persone devono arrivare allo sparring agonistico. Nel corso amatoriale può essere sufficiente sviluppare tecnica e capacità di lavorare in modo controllato.
Sicurezza: il rischio si gestisce, non si nega
La kickboxing è uno sport di contatto e non può essere presentata come un’attività completamente priva di rischio.
Gli studi sulle competizioni mostrano che testa, volto e arti inferiori sono tra le aree maggiormente interessate dagli infortuni. Questi dati riguardano soprattutto contesti agonistici e non devono essere trasferiti automaticamente a una normale lezione amatoriale, ma spiegano perché progressione, controllo e protezioni siano indispensabili.
La sicurezza viene gestita attraverso:
- tecnica insegnata progressivamente;
- intensità adeguata;
- supervisione del coach;
- abbinamenti coerenti;
- rispetto delle consegne;
- utilizzo delle protezioni previste;
- controllo della potenza;
- interruzione del lavoro quando viene perso il controllo;
- separazione tra principianti, amatori e agonisti quando necessario.
Anche i regolamenti ufficiali comprendono norme tecniche, mediche, disciplinari e relative all’equipaggiamento per strutturare la pratica competitiva.
La protezione più importante rimane comunque la capacità dei partecipanti di rispettare il compagno e seguire il lavoro indicato.
La fatica non è l’unico indicatore di qualità
Una lezione può essere molto faticosa e poco utile.
È possibile aumentare rapidamente la stanchezza utilizzando esercizi casuali, pause ridotte e volumi eccessivi. Questo non garantisce che siano migliorati tecnica, forza o condizione specifica.
Una sessione efficace deve avere un obiettivo riconoscibile.
Può essere dedicata prevalentemente a:
- tecnica;
- coordinazione;
- difesa;
- combinazioni;
- forza;
- velocità;
- condizionamento;
- lavoro a coppie;
- sparring situazionale.
Non tutte le lezioni devono produrre lo stesso livello di affaticamento.
Quando ogni sessione viene svolta al massimo, diventa difficile correggere gli errori, aumentare i volumi con continuità e capire quale capacità stia realmente migliorando.
Quali benefici può produrre un allenamento costante?
Una ricerca condotta su un programma di cinque settimane ha osservato nel gruppo kickboxing miglioramenti nella potenza degli arti superiori, nella capacità aerobica, nella fitness anaerobica, nella flessibilità e nell’agilità. Si tratta di uno studio di breve durata e i risultati non devono essere trasformati in promesse universali, ma confermano che un allenamento strutturato può coinvolgere diverse qualità fisiche.
Nella pratica, i progressi più comuni riguardano:
- maggiore coordinazione;
- migliore gestione degli appoggi;
- aumento della capacità di sostenere il lavoro;
- maggiore controllo dei movimenti;
- miglioramento della tecnica;
- capacità di recuperare tra gli esercizi;
- aumento della forza generale;
- maggiore familiarità con situazioni complesse;
- continuità nell’allenamento.
I risultati dipendono da frequenza, livello iniziale, qualità del programma, recupero e costanza.
Non esistono risultati automatici né identici per tutti.
Come viene sviluppato il corso Kickboxing e K1 di StrikeLab
Il corso amatoriale StrikeLab prevede tre sessioni settimanali da 90 minuti.
La programmazione comune permette al gruppo di lavorare sullo stesso obiettivo, mentre complessità, intensità e modalità possono essere adattate al livello del singolo partecipante.
La struttura di una lezione può variare, ma il percorso viene costruito attorno a cinque aree principali.
1. Attivazione e preparazione al movimento
La prima fase prepara il corpo al lavoro previsto.
Può comprendere:
- mobilità;
- esercizi di coordinazione;
- attivazione generale;
- lavoro sugli appoggi;
- movimenti specifici;
- esercizi progressivi per aumentare il ritmo.
Il riscaldamento non deve essere una parte casuale o scollegata. Deve preparare alle richieste tecniche e atletiche della sessione.
2. Tecnica fondamentale
Il blocco tecnico sviluppa o consolida uno specifico elemento:
- pugni;
- calci;
- ginocchiate;
- difese;
- spostamenti;
- combinazioni;
- gestione della distanza.
La difficoltà aumenta attraverso passaggi progressivi, non aggiungendo immediatamente un numero eccessivo di tecniche.
3. Applicazione ai colpitori o a coppie
La tecnica viene inserita in un contesto più dinamico.
L’atleta deve gestire:
- distanza;
- ritmo;
- precisione;
- movimento;
- risposta a uno stimolo;
- controllo della potenza.
Gli esercizi possono essere collaborativi oppure progressivamente meno prevedibili, in base all’esperienza del gruppo.
4. Preparazione atletica e condizionamento
Il lavoro atletico viene orientato alle capacità necessarie nella disciplina.
Può comprendere:
- forza generale;
- potenza;
- rapidità;
- circuiti;
- intervalli;
- esercizi al sacco;
- lavoro per il tronco;
- condizionamento degli arti inferiori;
- capacità di mantenere tecnica sotto affaticamento.
Non ogni qualità viene allenata nello stesso modo e nella stessa quantità in tutte le lezioni.
5. Applicazione controllata e feedback
La sessione può concludersi con:
- esercizi situazionali;
- round tecnici;
- sparring controllato;
- lavoro specifico al sacco;
- defaticamento;
- confronto con il coach.
Il feedback permette di comprendere cosa è stato eseguito correttamente e quale aspetto dovrà essere consolidato nelle sessioni successive.
Le fasi del percorso
Il corso non propone lo stesso lavoro a tempo indeterminato.
La progressione può essere suddivisa in fasi.
Costruzione delle basi
Il praticante impara:
- guardia;
- posizione;
- spostamenti;
- primi pugni e calci;
- controllo del gesto;
- respirazione;
- regole del lavoro in coppia.
In questa fase la priorità è comprendere il movimento, non produrre la massima intensità.
Consolidamento tecnico
Le tecniche vengono collegate in combinazioni e integrate con semplici difese.
Aumentano progressivamente:
- ritmo;
- precisione;
- continuità;
- capacità di cambiare distanza;
- varietà degli esercizi.
Applicazione
Il compagno diventa meno prevedibile e vengono introdotti esercizi decisionali.
L’atleta impara a scegliere una tecnica invece di limitarsi a ripetere una sequenza prestabilita.
Lavoro sotto affaticamento
Tecnica e condizione vengono collegate.
L’obiettivo è mantenere postura, guardia e controllo anche quando aumentano frequenza cardiaca e fatica.
Eventuale percorso agonistico
Chi dimostra interesse, continuità e un livello adeguato può richiedere una valutazione per il Team Agonisti.
L’accesso al team e la partecipazione alle gare non sono automatici. Richiedono capacità tecniche, atletiche e comportamentali compatibili con il lavoro agonistico.
Come vengono osservati i progressi
Il miglioramento non viene valutato soltanto in base a quanto forte una persona riesce a colpire.
Il coach osserva:
- qualità della posizione;
- equilibrio;
- precisione;
- coordinazione;
- capacità di tornare in guardia;
- gestione della distanza;
- controllo della potenza;
- continuità;
- capacità di seguire correzioni;
- comportamento nel lavoro a coppie;
- resistenza alla fatica;
- capacità di mantenere tecnica e lucidità.
Un praticante sta migliorando quando riesce a eseguire un lavoro più complesso con maggiore controllo, non semplicemente quando termina la lezione più stanco.
Il corso è adatto anche a chi parte da zero?
Sì.
Non è necessario:
- aver già praticato sport da combattimento;
- conoscere i colpi;
- possedere guanti e protezioni;
- essere già allenati;
- voler gareggiare.
Il punto di partenza viene valutato durante le prime sessioni e il lavoro viene adattato di conseguenza.
Chi possiede già esperienza potrà utilizzare esercizi più complessi o aumentare il livello di applicazione, mentre chi parte da zero lavorerà sui fondamentali.
Allenarsi nello stesso gruppo non significa dover eseguire tutto con la stessa intensità.
Cosa portare alla prima prova
Per la prima sessione sono sufficienti:
- abbigliamento sportivo comodo;
- scarpe pulite;
- acqua;
- un piccolo asciugamano.
Prima di acquistare guanti, paratibie o altre protezioni è preferibile parlare con il coach. Misura, peso e caratteristiche dell’attrezzatura devono essere adeguati alla persona e al tipo di attività.
Eventuali limitazioni, dolori o problematiche già note devono essere comunicate prima dell’allenamento.
Per chi è pensato il corso
Il corso Kickboxing e K1 amatori è rivolto a chi vuole:
- iniziare da zero;
- riprendere dopo una pausa;
- imparare una disciplina tecnica;
- migliorare la propria forma fisica;
- allenarsi con continuità;
- sviluppare coordinazione e controllo;
- lavorare ai colpitori e al sacco;
- avvicinarsi progressivamente al lavoro a coppie;
- costruire eventualmente le basi per un futuro percorso agonistico.
Non è necessario avere già un obiettivo competitivo.
La priorità iniziale è imparare ad allenarsi bene.
Kickboxing significa precisione sotto pressione
La kickboxing non è una sequenza disordinata di pugni e calci.
È la capacità di muoversi, osservare, scegliere e agire mantenendo controllo.
La forza permette di produrre il movimento. La tecnica permette di utilizzarla. La resistenza consente di ripetere le azioni. La tattica aiuta a scegliere il momento corretto.
Quando queste qualità crescono insieme, la disciplina cambia completamente.
Non ci si allena soltanto per colpire più forte o arrivare alla fine della lezione.
Ci si allena per diventare più coordinati, più consapevoli e più efficaci, sessione dopo sessione.
NON DEVI ESSERE GIÀ PRONTO. DEVI INIZIARE CON METODO.
Il corso Kickboxing e K1 amatori di StrikeLab è aperto anche a chi parte da zero.
Tecnica, preparazione atletica e condizionamento vengono sviluppati attraverso un percorso progressivo, con esercizi adattati al livello e supervisione costante del coach.
Lunedì: 20:00–21:30
Mercoledì: 20:00–21:30
Venerdì: 20:00–21:30
Sede: StrikeLab, Via Pantanaccio 82/B, Latina.
Fonti e approfondimenti
- WAKO – Kickboxing Today: discipline da ring e da tatami, sviluppo internazionale e riconoscimento sportivo.
- WAKO – Rules Overview: regolamenti tecnici, medici, disciplinari ed equipaggiamento.
- WAKO – aggiornamenti regolamentari 2026: modifiche relative anche al K1 Style.
- Slimani et al., Kickboxing review: profilo fisiologico, potenza, richieste cardiorespiratorie e caratteristiche della prestazione.
- Ouergui et al., Physiological Responses and Time-Motion Analysis: intensità e risposte fisiologiche nelle diverse discipline della kickboxing.
- James et al., systematic review of combat sports: relazione tra livello prestativo, forza, potenza neuromuscolare e capacità anaerobiche.
- Slimani et al., Activity Profile of Elite Low-Kick Kickboxing: analisi delle azioni tecnico-tattiche e delle fasi di combattimento.
- Ouergui et al., five weeks of kickboxing training: effetti osservati su capacità aerobica, anaerobica, potenza, agilità e flessibilità.